ERIKA FAY NICOLE

Cristina Scocchia: “se hai un sogno devi provare a raggiungerlo”

Se si ha una vita e un sogno bisogna impegnarsi per provare a raggiungerlo senza farsi ostacolare dal punto di partenza.
Erika Fay Nicole and Cristina Scocchia

Buongiorno Cristina, sono davvero felice di essere qui oggi con te. Quando ci siamo conosciute, te l’ho già detto, mi hai davvero affascinata come persona. Per questo motivo vorrei indagare più a fondo la tua visione della vita, la tua quotidianità, perché in qualche modo penso che si rifletta anche sulla vita professionale.

Prima domanda. Quali sono le skills che ritieni davvero importanti nella vita professionale ma anche nella vita in generale? E come cerchi di migliorarle ogni giorno?

Guarda io credo che nel lavoro ci sono alcune caratteristiche che possono fare la differenza, ad esempio la capacità di pensare in maniera strategica, quindi guardando ai problemi a tutto tondo con un’ottica di medio lungo termine, ma anche la capacità di prendere decisioni, anche decisioni magari difficili, complesse, sotto pressione.

E poi soprattutto sul lavoro serve la capacità, secondo me, di creare delle squadre compatte, delle squadre coese, dove tutti hanno la voglia di dare il massimo. Sai, è importante avere una squadra che al mattino si alza motivata, contenta di venire in ufficio, contenta di dare il proprio contributo. Poi però ci sono delle qualità che sono quelle più importanti che non solo si applicano sul lavoro ma si applicano anche alla vita di tutti i giorni. Mi piacciono le persone che sono oneste, mi piacciono le persone che hanno un compasso morale forte, queste sono caratteristiche per me ancora più importanti delle competenze tecniche. Io credo che tutti noi nella vita personale, così come in quella lavorativa, ci vogliamo circondare di persone di cui ci possiamo fidare perché sono appunto trasparenti e generose. E perché hanno delle stelle polari, come l’onestà, che fanno la differenza. 

Credo anch’io in queste caratteristiche, a livello personale. Anche la speranza ad esempio, cioè il fatto di dare speranza, quando entri nel posto di lavoro e dimostri che comunque c’è un futuro, che c’è una visione…questo dà in qualche modo stabilità alle persone che ti circondano, nella vita e nel lavoro. 

Assolutamente, anche perché io ho sempre pensato che nel lavoro c’è di più di uno stipendio. Arrivo da una famiglia normale di insegnanti, per cui insomma, guadagnarmi lo stipendio è sempre stato qualcosa di importante e utile per me. Però ho sempre pensato che il lavoro è di più, il lavoro è realizzazione, soddisfazione, self confidence, dignità. Ecco, io credo che tutti noi quando lavoriamo ci sentiamo, più realizzati, allora quando abbiamo l’opportunità di toccare anche il lavoro degli altri, dobbiamo fare in modo che tutti si sentano realizzati e soddisfatti di come impegnano tante ore nella giornata, perché poi alla fine tutti noi dedichiamo tanto tempo alla vita lavorativa.

Leggendo molte tue interviste ho notato che utilizzi diverse metafore, sia per descrivere la vita professionale che la vita in generale, ad esempio la metafora della maratona, del giocoliere dell’equilibrista, del nocchiero della nave. Sono curiosa: utilizzi queste metafore, perché in qualche modo sono una trasposizione di come ti vedi e ti senti, oppure hai iniziato a utilizzarle perché era un modo di vivere la vita professionale e personale a cui aspiravi?

Guarda, sono metafore che ho iniziato a utilizzare per spiegare a mio figlio tanti concetti che per un bambino prima, adesso un ragazzino di 14 anni, altrimenti sono difficili da spiegare. Ad esempio tu come puoi spiegare ad un bambino che la mamma deve coniugare la vita privata e la vita lavorativa che ha tante priorità. Non puoi parlare di worklife balance? No? Allora inizi a dire: “guarda Ricky, la mamma ha una vita molto intensa” e poi ti viene in mente il giocoliere e allora gli spieghi, “guarda la mamma ha una palla che si chiama Ricky, che è la più importante. Poi comunque ce ne sono tante altre, il lavoro, l’essere amica, l’essere figlia, l’essere moglie, l’essere appunto mamma, l’essere amministratore delegato”. E allora così è nata la prima metafora, quella del giocoliere che cerca di tenere in alto tutte le palle. E quindi in questo modo, gli spieghi che tu hai tante priorità, ma che l’attenzione che puoi dare alle diverse priorità deve essere diversa in momenti diversi, cioè il momento in cui mi dedico a lui, lui sa che lui è quella palla che ha tutta la mia attenzione. Però deve capire che ci sono altre priorità che magari hanno meno della mia attenzione alle quali poi mi dovrò dedicare di più, altrimenti quelle palle cadono per terra. Così è nata la prima e poi sono venute tutte le altre perché ho trovato che fosse un modo più chiaro, e anche più leggero, di esprimere concetti che altrimenti sono un pò più complessi.

Un tema molto ricorrente nelle tue interviste è quello della fortuna. In alcune interviste dici di essere una persona fortunata, in altri invece dici che la fortuna non esiste e che la vita è una tela bianca da poter dipingere. Sono curiosa. Credi nel destino? 

Allora guarda, io credo che il destino, o la fortuna, impatti la nostra vita. Alla fine io comunque sono una persona che è nata in salute ancora adesso toccando ferro sono in salute, mio figlio è in salute. Ecco queste cose molto importanti della vita, tipo la salute, tua e delle persone a cui vuoi bene purtroppo non dipendono da noi. Tu ti puoi impegnare tantissimo. Certo, puoi fare prevenzione, puoi fare i controlli quando non stai bene, però la fortuna fondamentalmente gioca un ruolo in queste cose importanti. Detto questo, cioè detto che ci sono alcune cose fondamentali che ti capitano indipendentemente dalla tua volontà, è anche vero che poi però ti devi tirare su le maniche, non puoi semplicemente pensare “eh vabbè, se non è destino che succeda questo, allora non mi impegno neanche per per realizzarlo”, quindi posto che ci sono cose fondamentali che non possiamo gestire, c’è tanto della nostra vita che secondo secondo me è gestibile da noi. Io credo che ognuno di noi debba capire qual è il proprio sogno e poi si debba dire ”ok è un sogno, quindi magari lo realizzo, magari no, però ci devo provare perché fondamentalmente abbiamo una vita sola”. Allora se ho una vita e un sogno mi devo impegnare per provare a raggiungerlo senza farmi ostacolare dal punto di partenza. Io mi sarei potuta dire dire “sì, il mio sogno è quello di diventare amministratore delegato, ma sono nata da una famiglia normale di insegnanti in un paesino di provincia, e sono pure donna – che non aiuta perché solo il 3% di amministratori delegati donna – “ e quindi avrei potuto sedermi e dire, “va bene, è un sogno irrealizzabile, un’utopia, non ci arriverò mai” e invece mi sono detta – a proposito delle metafore – “ok, è una maratona, è dura e lunga, cadrò, farò fatica, avrò il fiatone, ma ci voglio provare.” E poi se ti impegni tanto, se sai trovare la forza, quando cadi ti rialzi, magari con un pizzico di fortuna perché poi alla fine ci vuole anche quella, magari riesci a realizzare il tuo sogno e forse è ancora più bello perché arriva alla fine di una maratona faticosa, ma alla fine c’è l’hai fatta.

Quali sono le sfide personali, però a livello lavorativo, che tuttora devi combattere ogni giorno? Mi riferisco proprio a quello che hai detto, che molte volte ci sono dei fattori esterni che noi non possiamo controllare. Ci sono delle persone che ti dicono quello che dovresti essere, cosa dovresti fare e tu quel pensiero non lo puoi controllare tu puoi solo controllare come percepire quella frase e quella situazione. 

Guarda, penso che la tua domanda si riferisca anche al fatto che io sono donna e noi donne comunque siamo ancora vittime di stereotipi e di pregiudizi. A me è capitato tante volte nella carriera di essere trattata proprio come se fossi un UFO. Me lo ricorderò sempre. Ero stata nominata amministratore delegato di L’Oréal da pochi mesi è arrivato un fornitore importante, quindi noi eravamo pronti col comitato di accoglienza: c’ero io e c’erano i membri principali del mio leadership team. Questo fornitore arriva, stringe la mano a tutti, poi guarda me e dopo aver detto “Buongiorno dottore” a tutti quanti, guarda me, mi passa il cappotto e mi dice “signorina, me lo può mettere a posto?” “Certo, io le metto a posto il cappotto, però piacere, sono l’amministratore delegato.” Devo dire la faccia con cui mi ha guardato tra lo stupito e il “oh mamma mia, ho fatto una gaffe”, mi ha fatto capire che non dovevo neanche aggiungere altro, che forse bastava così e non è stato l’unico esempio. Parecchie volte mi è capitato che mi chiedessero il caffè, allora adesso la butto sul ridere, “se adesso qualcuno mi chiedesse un caffè, almeno gliene posso offrire uno buono come amministratore delegato di illy caffè”. Però è vero, essere una donna significa che di partenza viene vista come meno forte, meno strategica, meno razionale. E c’è questa immagine, che le donne nei consigli di amministrazione o nei ruoli apicali, portano dolcezza, conciliazione, ascolto, empatia, tutte cose a cui credo, però io non sono solo quello, io non sono l’angelo del focolare e l’angelo del consiglio di amministrazione. Esattamente come un uomo posso essere empatica quando credo che sia giusto essere empatica e posso prendere decisioni in maniera razionale, senza isteria e senza nervosismo quando la situazione richiede una decisione presa nei tempi giusti, anche sotto pressione e contro questo noi comunque penso che ancora per tanti decenni dovremmo lottare. L’importante è non permettere allo stereotipo di dirti chi tu devi essere o chi tu devi diventare, perché altrimenti vincono loro: e non è giusto far vincere gli stereotipi. Noi dobbiamo sapere che la strada per noi è un po più in salita, va bene, siamo forti abbastanza da rimboccarci le maniche e io credo che piano piano la situazione migliorerà. Se tu pensi cent’anni fa, cosa dovevano fare le donne? Cosa hanno dovuto fare le donne per conquistare il voto? Ad esempio, cosa hanno dovuto fare per entrare per la prima volta in politica? Cosa hanno dovuto fare per entrare per la prima volta nella stanza dei bottoni? Son passati cent’anni, la situazione è decisamente migliore. Perfetta? No. Siamo a un livello di parità? No. Però ecco, magari fra venti, trenta, quarant’anni ci arriveremo. E quindi io vedo questa situazione come una staffetta, qualcuno che ha corso più di me ha fatto più fatica di me, mi ha passato il testimone. Adesso faccio la mia parte della corsa e mi piace pensare che la generazione di mio figlio e dei miei nipoti potrà prendere questo testimone e correre senza fatica. 

Perché davvero l’essere prese sul serio, cioè io non voglio fare polemica, difficilmente lo faccio e difficilmente mi lamento. Però poi nel mio personale, nella mia camera ci soffro tantissimo, quindi io dico, vado avanti perché così quel dolore passa, però quando non ti stringono la mano, quando non ti guardano negli occhi è una cosa che mi destabilizza perché ho in mente tutto quello che mia mamma ha fatto per farmi studiare e poi veramente si riduce solo a quel secondo che sembra segnare il tuo destino. 

È così, non serve lamentarsi, come giustamente dici tu, però serve trasformare questa rabbia, questa frustrazione, in una spinta in più, in una botta di grinta in più nella vita professionale.

Nel lavoro e nella vita, segui il cuore o la mente?

Cerco di seguire entrambi. Sono una persona molto razionale, molto sinistra, mi è sempre piaciuta la matematica, la fisica, quindi sono una persona che per natura prende le decisioni più con la testa che con il cuore. Ma seguo anche molto l’istinto, perché più la decisione è importante, più non basta sentirla nella testa, bisogna sentirla nel cuore e nello stomaco, cioè bisogna sentire quel qualcosa che ti fa abbracciare la decisione con tutto te stesso. In Procter & Gamble, una volta ho fatto un bellissimo test, che si chiama Myers – Briggs, questo test che è molto di moda nelle aziende americane, ti insegna che ognuno di noi nasce con delle preferenze, e quindi per poter raggiungere certi risultati professionali nella vita, ma non solo professionali, ma anche personali, devi integrare queste tue preferenze con delle abilità che non ti sono naturali, ma che devi imparare perché altrimenti non sei una persona completa, e poi ti dicono, per esempio – alcune persone nascono introverse o estroverse e va benissimo, ma se sei troppo introverso, a seconda del lavoro che vuoi fare, devi anche imparare a esporti, o se sei più un pensatore rispetto a qualcuno che usa i sentimenti, devi essere in grado di integrare le due caratteristiche – e così ho capito quali sono le mie preferenze. Sono una persona estroversa, che usa di più la testa. Mi piace guardare più al lungo termine che al breve. Mi piace decidere di più ed eventualmente cambiare idea in seguito, piuttosto che lasciare le decisioni in sospeso per molto tempo. Tuttavia, nel corso degli anni, proprio perché ero consapevole di queste mie preferenze, ho cercato di sviluppare queste capacità perché sono un campanello d’allarme. Ad esempio, quando tu vuoi decidere troppo in fretta, magari non guardi abbastanza a tutti gli elementi ecco allora ricordarsi che magari decidere in fretta può non essere la scelta giusta ti fa accendere quella luce che ti dice “ok, adesso anche se vorrei, non chiudo la decisione, mi prendo ancora un po di tempo” e quindi è così che ho imparato anche a bilanciare testa, cuore e stomaco tutti insieme.

Io credo che nella vita, imparando a conoscersi, iniziamo a percepire degli istinti, degli impulsi, delle intuizioni che ti dicono esattamente quale direzione prendere. Tu ci credi? 

Guarda per me è stata un’illuminazione, nel senso che ho fatto questo test, Myers – Briggs, eravamo venti persone ed è stato molto bello. Prima di tutto mi sono molto riconosciuta in quello che questo questionario mi restituiva e poi non solo, il fatto che fossimo tante persone, mi ha fatto riconoscere anche gli altri, cioè quando poi gli altri descrivevano il loro profilo, ho detto “caspita, ma allora è vero, perché non solo io mi riconosco nei risultati, ma anche lui è vero che ha queste caratteristiche, lei è vero che ha queste caratteristiche”, quindi per me è stata un’illuminazione, un epifania. E poi, ovviamente se tu inizi a farci un po caso allora poi ti diventa naturale. Però devo dire che ormai mi conosco molto bene, vado molto d’accordo con me stessa, nel senso che negli anni ho imparato a conoscere le mie azioni e quindi anche anche questo aiuta, perché più ti conosci e più riesci a gestirti nei momenti più facili, ma soprattutto in quelli più tosti. 

Da quando è iniziata la tua avventura all’interno di illy caffè, qual è stata un’attività alla quale ti sei appassionata particolarmente? 

Guarda, ci sono tanti, tanti progetti a cui mi sono affezionata molto. Vorrei parlarti di un progetto che stiamo lanciando proprio in questi giorni. Ed è un progetto di collaborazione con lo IEO. Io credo che le aziende siano dei corpi sociali, abbiano una responsabilità sociale, noi non possiamo lavorare solo per fare fatturato e profitto. Io credo che ogni leader e ogni azienda debbano lavorare per integrare il valore economico con altri valori. Il valore economico e finanziario ci devono essere per creare posti di lavoro. Io devo creare alla fine fatturato e profitto, quindi il valore economico ci deve essere, ma deve essere integrato con i valori etici, sociali, morali. Ecco tutte quelle attività che mi permettono di coniugare valore con valori sono le attività per le quali ho la passione più grande, In questi giorni, appunto, con il caffè abbiamo deciso di sostenere lo IEO, l’Istituto europeo di oncologia. Perché? Perché noi abbiamo come tanti altri degli abbonamenti per i caffè, quindi tu vai, compri 10 caffè, poi l’undicesimo te lo regala il barista e noi abbiamo detto, va bene, c’è un dodicesimo che noi regaliamo allo IEO, quindi a questo Istituto europeo di oncologia, e lo IEO cosa farà con questi fondi? Finanzierà Second Opinion, cioè un servizio che è a disposizione di tutti i pazienti che hanno ricevuto una diagnosi oncologica – quindi una diagnosi per una patologia importante – e che vogliono avere una seconda opinione. “Mi hanno consigliato di operarmi, è giusto? Mi hanno consigliato di fare la chemio. Va fatta prima o dopo l’intervento. È giusto?” In quei momenti io l’ho visto appunto con mio papà, quando ti cade addosso una diagnosi così pesante, hai paura, hai sofferenza di tutti i tipi, fisica e psicologica e vuoi una mano. Ecco, questo servizio secondo me dà una mano concreta alle persone ad orientarsi, a vivere un pò meglio un momento che per loro e per i familiari è molto difficile ed è un servizio che non tutti si possono permettere perché è un servizio a pagamento. E noi abbiamo pensato di di finanziarlo e quindi a partire dai primi di maggio finanzieremo questo servizio di Second Opinion e nel nostro piccolo piccolissimo, se qualcuno potrà tentare questo percorso di cure oncologiche con un pizzico di serenità in più, avremmo fatto la differenza e questa è la cosa più importante. 

Vorrei farti un’ultima domanda, se me lo permetti, forse un pò romantica, un ricordo legato a una tazzina di caffè? 

Cristina – Un momento legato a una tazzina di caffè? Guarda il momento più bello recente, legato ad una tazzina di caffè, l’ho vissuto in Brasile, io non ero mai andata nelle piantagioni e un mese fa ho detto “ma non puoi fare l’amministratore delegato di illy caffe se non hai visto una piantagione” e quindi siamo andate a vedere queste piantagioni e a un certo punto ci hanno accolti in una scuola e devo dire, è stato veramente commovente perché c’erano quaranta bambine, tutte bambine dai quattro ai quattordici anni, figlie di ragazze madri di donne che con grande coraggio, in una situazione difficile come quella di alcuni contesti economici brasiliani, invece di abbandonare queste bambine negli orfanotrofi, hanno deciso di provare a prendersene cura e questa scuola aiuta queste mamme in difficoltà perché da loro due pasti caldi – pranzo e cena, pranzo e merenda – a seconda dei fondi che riescono a raccogliere e gli dà delle attività del doposcuola. Aiutano queste bambine, anche perché non è che hanno tantissime opzioni, lì quello che riescono a ottenere è poco e se lo devono far bastare. E questa scuola è fatta di volontarie che aiutano queste bambine a crescere da quattro a quattordici anni e poi a proseguire gli studi e nella maggior parte dei casi a trovare un lavoro. Ecco, sono entrata in questa scuola con queste bambine, con i loro abiti tutti colorati che hanno fatto un balletto per ringraziare la illy caffè per aver sostenuto questa scuola per tanti anni. È stato veramente bellissimo e allora mi avevano fatto un caffè speciale con questa tazzina speciale decorata da loro e devo dire, quella tazzina che ho ancora a casa e quel momento me lo porterò sempre nel cuore. Perché a proposito di fortuna, ecco quando abbiamo dei momenti difficili ci dobbiamo ricordare che nella maggior parte dei casi siamo nati in situazioni comunque privilegiate, perché rispetto a quelle bambine che hanno una madre sola, che fa veramente fatica a mettere il pranzo con la cena, nella maggior parte dei casi non hanno mai conosciuto un padre, nella maggior parte dei casi non hanno neanche veramente – questa è una cosa che mi ha colpito – molte mi dicono che la cosa più importante che gli da quella scuola è una doccia calda, perché a casa non hanno l’acqua calda. Ecco allora. Quando parliamo di fortuna, sì, un po nella vita, la fortuna esiste. Siamo nati in una parte del mondo che è più comoda di altre e di questo, quando appunto ci sono i momenti difficili dobbiamo ricordarci.

Ti ringrazio. A volte davvero diamo per scontato delle cose che sono basilari per altri. 

È vero, devo dire quella tazzina di caffè mi ha insegnato tantissimo e spero di portarla sempre nel cuore, perché devo dire, certe lezioni guardando gli occhi di quelle bambine non puoi, non devi dimenticarle. 

Io ti ringrazio perché sono sicura che attraverso le tue parole, in qualche modo ognuno di noi ha ripensato a un momento di svolta che ci ha segnato particolarmente e credo sia importante ricordarselo sempre perché ti dà la possibilità di fare qualcosa anche se piccolo fa la differenza.

Assolutamente assolutamente. Ti ringrazio per questa bellissima chiacchierata e grazie a tutti. 

Grazie mille, grazie. Ti abbraccio.

Eccoci qua.

L’intera video intervista:


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