ERIKA FAY NICOLE

Emanuele Broccatelli: “il W Rome ha rivoluzionato il mondo dell’hôtellerie”

Intervista a Emanuele Broccatelli, Bars Manager W Rome.
Intervista a Emanuele Broccatelli

Si avvicina al mondo del bartending da giovanissimo e non lo molla più. Dopo diverse esperienze importanti a Londra, Emanuele rientra in Italia e segue l’apertura di alcuni locali importanti della capitale. Oggi è bars manager al W Rome.”

Emanuele, finalmente insieme per scoprire molto di più sul tuo passato. Ogni volta che ci vediamo imparo sempre qualcosa di nuovo. Ma voglio sapere qualcosa in più su di te, quando è nata la tua passione per il bartending?

Wow, facciamo un salto indietro nel tempo di 21 anni. Quando ho iniziato dietro a lavorare dietro al bancone avevo 18 anni. Mi avvicino a questo mondo per esigenza perché io facevo l’istruttore di nuovo per i bambini, avevo iniziato l’università per diventare fisioterapista e l’unico modo per mantenermi era quello di lavorare nel fine settimana. Poi piano piano questa passione è esplosa. Poi in contemporanea avevo iniziato a lavorare al Supper Club qui a Roma, forse l’unico locale internazionale in quel momento. E da lì non ho mai smesso di studiare, cercare, provare. Andavo spessissimo a Londra, facevo lo “smuggler” – ride – perché quando tornavo riempivo la valigia di bottiglie di gin e superalcolici che qui non esistevano così poi potevo provare a fare nuovi cocktail qui in Italia. Ad un certo punto mi sono detto che probabilmente sarei dovuto rimanere a Londra, imparare l’inglese e darmi una possibilità.

Emanuele Broccatelli e Erika Fay Nicole

Una volta arrivato a Londra, pensavo di sapere almeno un pò parlare, ma non era così, quindi ho ricominciato come barback (assistente del barista), ed è stata una un’esperienza formativa sia a livello professionale che umano. Mi ha completamente distrutto e ricostruito, è stato un momento difficile ma mi ha portato ad essere quello che sono oggi. Se ci pensi in quel momento Londra stava davvero vivendo un momento importantissimo e io ho potuto imparare moltissimo sull’arte dell’ospitalità e sulla lingua inglese – ride.

Successivamente ho seguito l’apertura del Corinthia Hotel e poi nel 2011 sono rientrato in Italia per seguire il Café Propaganda, il primo cocktail bar con ristorante internazionale a Roma. Una bellissima esperienza, soprattutto per la sfida di portare gli standard di Londra nella Capitale. Da quel momento mi sono dedicato a fare consulenza per varie aperture, ad esempio Stazione di Posta nell’ex mattatoio. Poi per qualche anno ho gestito il bar del Majestic. Nel frattempo ho aperto un pop-up bar dove ho iniziato a fare dei cocktail imbottigliati e vini e champagne alla mescita. Era il 2015.

Quanto è vero che il bartender deve essere anche uno psicologo?

Secondo me, se ci iscriviamo alla Facoltà di psicologia, dopo tre mesi abbiamo la laurea – ride -. È fondamentale avere quella sensibilità in più. È ciò che infatti cerco di spiegare alle nuove generazioni. Perché è proprio quell’empatia, quel tempo in più che dedichi, quell’energie in più che fanno la differenza. È sempre uno scambio, se hai quell’attitudine non è più un lavoro, perché ti rigeneri ogni giorno e in più fai felice le persone. L’ascolto è ciò che fa la differenza e che ci permette di far stare bene i nostri ospiti.

Se potessi svegliarti e trovarti di fronte un Emanuele di vent’anni che cosa gli diresti?

Nulla, gli farei fare tutti gli errori che ha commesso, divertendosi, perché è l’unico modo per arrivare a questa maturità. Io vedo i giovanni d’oggi, prendono troppo seriamente il bartending, sono troppo concentrati su loro stessi. È vero che rispetto a quando ero giovane io c’è molta più competizione e che il bartending oggi è visto come un vero lavoro. Questo vale per tutti i mestieri: il cameriere, il barman, il front of house secondo me, tu devi essere oste prima di tutto, le conoscenze sono dovute perché altrimenti non potresti fare questo lavoro. Ma di base tu devi avere empatia e fare l’oste, una volta che tu capisci questo allora cambia completamente la prospettiva e inverti il punto di vista perché non è più il bancone verso il cliente ma il cliente verso di te e tu che lo accogli a braccia aperte.

Solo così fai un servizio su misura: si parla continuamente di esperienza, di cucire addosso un servizio, ma tutte queste cose stanno rendendo difficile un concetto molto semplice perché in realtà è semplicemente quello che dicevi prima, l’essere abbastanza sensibili da capire che se io ti dedico il mio tempo, ma veramente, e non perché lo devo fare, non credo ci sia ricchezza più grande. È l’unica cosa che non puoi comprare, giusto? E quindi è proprio questo che crea il momento, che poi il drink sia buono passa in secondo piano. Perché se quel momento che ti è stato dedicato è vero, non c’è cosa più bella al mondo.

Intervista a Emanuele Broccatelli

Come sono cambiati i gusti in questi ultimi anni?

Beh tanto, se ci pensi quando ho iniziato vent’anni fa si bevevano i “Long Island”, i “Sex on the Beach”, oggi invece c’è molta più cultura e ricerca. E non perché quei drink fossero sbagliati, assolutamente, semplicemente credo che ci sia una raffinatezza di palato maggiore. Si è arrivato ad un equilibrio di sapori, non ci sono più le estreme dolcezze di una volta.

Emanuele, si è parlato tanto dello stile W nel mondo, quando hai capito che era il posto giusto per te?

Durante il primo colloquio che abbiamo fatto. Io adesso sono ad un punto in cui mi approccio ai progetti e quindi come dici tu, non è più il cercare di entrare in un posto, ma capire se la realtà che ti chiama va bene per me. Mi sono presentato al colloquio come mi vedi oggi. La verità è che non sapevo nemmeno cosa fosse il W e quando mi sono seduto, ho semplicemente ho raccontato chi sono e cosa faccio. Poi Christian mi ha raccontato il progetto, una sorta di rivoluzione negli ultimi sessant’anni di ospitalità italiana, ho capito che rimettersi in gioco per un’idea così era fondamentale, ma non solo per la mia carriera, ma anche per tutto quello che ho fatto per arrivare dove sono oggi e tutto il percorso che ha fatto Roma per essere internazionale nel mondo della bartending.

Con un brand caratterizzato da un’apertura mentale senza eguali, avremmo avuto quella libertà di creare un lusso molto rilassato con gli standard di un cinque stelle lusso: questo avrebbe segnato la rottura con il passato. Avremmo potuto dire che il nostro “bar” era finalmente pronto per rivoluzionare il mondo dell’hôtellerie e ho pensato che Roma poteva nascere nel 2022 in un ambiente internazionale, uscendo dalla definizione di “città eterna”. Noi siamo cambiati, i nostri ospiti, il mondo del bartending è cambiato e finalmente Roma è pronta ad aprirsi al mondo. Il W Rome rappresenta un nuovo corso.

Stiamo vivendo la storia e non dobbiamo fare altro che trasmetterlo.

Esatto, stiamo costruendo il future tramite il presente, senza essere legati al passato ma tenendolo da conto.

Video intervista a Emanuele Broccatelli:

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